Dalle barbatelle portate dagli emigrati nell’Ottocento ai riconoscimenti internazionali: il Brasile è oggi 14° produttore mondiale
C’erano anche le piantine di vite, nei bauli stipati nelle stive delle navi che tra Ottocento e Novecento portavano i migranti italiani verso il Brasile. Un mese di navigazione, aggrappati alla speranza e a quei pochi oggetti che potevano ricordare casa. Le barbatelle erano tutto questo: nostalgia, tradizione, ma anche un modo concreto per accedere agli incentivi governativi per l’assegnazione dei terreni da coltivare.
Oggi, a distanza di oltre un secolo, quel vino della memoria è diventato il vino del futuro. Il Brasile è il quattordicesimo produttore mondiale di spumante e questa eccellenza porta la firma inconfondibile dell’Italia. Soprattutto quella del Veneto.
L’evento all’ambasciata di Roma
È stata l’Ambasciata del Brasile in Italia, in collaborazione con Wines of Brazil e il Concours Mondial de Bruxelles, a organizzare una masterclass che ha portato a Roma le bollicine di Casa Valduga, Miolo e Salton. La degustazione ha proposto abbinamenti con prodotti italiani: Grana Padano, salumi, taralli e grissini. Un ponte gastronomico tra due Paesi che condividono molto più di quanto si pensi.
«A una forte presenza dei discendenti degli immigrati italiani è dovuta la nascita di storiche aziende vinicole», ha spiegato l’ambasciatore Renato Mosca de Souza. Aziende rimaste a conduzione familiare o trasformatesi in cooperative, ma sempre fedeli a quella tradizione artigiana portata dall’Italia.
Il riconoscimento più prestigioso è arrivato dal Concours Mondial de Bruxelles: una medaglia d’oro a una delle etichette in degustazione. Un traguardo che arriva 130 anni dopo la fondazione delle prime cantine e che certifica la qualità raggiunta dalle bollicine brasiliane.

Da zero a protagonisti internazionali
«Hanno dovuto fare tutto da zero», sottolinea l’ambasciatore. E non è retorica. I primi migranti italiani, soprattutto veneti, arrivarono nella seconda metà dell’Ottocento in una terra che doveva ancora scoprire la sua vocazione vitivinicola. Inizialmente producevano vino per il consumo quotidiano, per non rinunciare a quel gesto conviviale che accompagnava i pasti in Italia.
Poi è nata la Serra Gaúcha, nel Rio Grande do Sul, la regione che oggi produce il 90% del vino brasiliano. Qui, in zone come Vale dos Vinhedos e nelle città di Bento Gonçalves e Garibaldi, si concentrano i distretti produttivi fondati da quegli imprenditori artigiani. Il clima continentale, con inverni secchi e talvolta rigidi ed estati fresche, ha permesso alla vitis vinifera europea di prosperare. I terreni argillosi basaltici, ben drenati, hanno fatto il resto.
Le tre protagoniste della masterclass
Salton è una delle realtà storiche della Serra Gaúcha. Fondata nel 1910 da Antonio Domenico Salton, emigrato dal Veneto, è oggi uno dei principali produttori vinicoli del Paese. La famiglia ha attraversato oltre un secolo di storia brasiliana senza perdere il legame con le radici italiane.
Miolo Wine Group ha origini ancora più antiche. La famiglia Miolo, originaria di Piombino Dese in provincia di Padova, arrivò in Brasile alla fine dell’Ottocento. Il patriarca Giovanni acquistò subito un piccolo appezzamento a Bento Gonçalves, diventata la capitale del vino brasiliano. Oggi Miolo controlla il 40% del mercato dei vini di qualità in Brasile e il 15% della produzione di spumanti. L’azienda produce 12 milioni di litri di vino da circa mille ettari sparsi in tutto il Paese.
Casa Valduga, fondata nel 1973 da una famiglia trentina originaria di Rovereto, è considerata il miglior produttore di spumante del Brasile. Possiede la più grande cave sotterranea per l’affinamento sui lieviti dei metodo classico del Paese. Il loro Espumante 130, un metodo classico creato nel 2005 per celebrare i 130 anni dall’arrivo della famiglia in Brasile, è un blend di 70% Chardonnay e 30% Pinot Noir.
Il salto di qualità
«Ora la qualità produttiva dei nipoti e discendenti, diciamo la terza o quarta generazione, è riconosciuta a livello internazionale», ha sottolineato l’ambasciatore Mosca de Souza. E negli ultimi anni il settore spumantistico si è distinto con numerosi riconoscimenti ai test di analisi sensoriale e alle valutazioni degli esperti internazionali.
Il Brasile è oggi posizionato al 14° posto come produzione mondiale, al 19° come estensione dei vigneti e al 45° per valore esportato. Quest’ultimo dato fa riflettere: il Paese ha appena iniziato la propria evoluzione qualitativa. Gli ultimi quindici anni sono stati segnati da investimenti massicci in tecnologia e nella gestione dei vigneti.
Un futuro da scrivere
Quelle piantine portate sui battelli erano simboli di speranza. Oggi sono diventate qualcosa di più: un’industria che vale milioni di dollari, un patrimonio culturale che unisce due continenti, una storia di successo costruita con ostinazione e competenza.
Il vino brasiliano parla ancora italiano, soprattutto veneto. E questa voce, con il suo accento particolare fatto di terroir tropicale e tradizione europea, sta imparando a farsi ascoltare anche oltre oceano. Le bollicine che si servono oggi all’Ambasciata del Brasile a Roma sono lo stesso vino che i migranti sognavano di bere nella loro nuova terra. Solo che ora quel sogno è diventato realtà, e ha conquistato le medaglie d’oro dei concorsi internazionali.
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